Talenti Vulcanici, news

Sirene e Ninfe napolitane
Sala del Cenacolo, Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci, Milano - h. 21.00

Naomi Rivieccio, soprano
Ensemble «Talenti Vulcanici» della Fondazione «Pieta’ de’ Turchini» di Napoli
Anna Camporini, violoncello
Elisa La Marca, liuto
Stefano Demicheli, cembalo e direzione

Nell’ambito della stagione dell’Accademia di Musica Antica di Milano (A.M.A.M.I) 
Ideazione Paologiovanni Maione

BIGLIETTI: Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.


Programma
Francesco Mancini
(1672 - 1737)
La dove il bel Sebeto nel mar de le Sirene. Cantata a voce sola e basso continuo
Giuseppe Domenico Scarlatti
(1685 - 1757)
Sonata in la maggiore, K 209  per clavicembalo (Allegro)
Alessandro Scarlatti
(1660 - 1726)
La nel bel sen della regal Sirena. Cantata a voce sola e basso continuo * * *
Giuseppe Domenico Scarlatti
(1685 - 1757)
Sonata in la maggiore, K 208  per clavicembalo (Adagio e cantabile)
Alessandro Scarlatti
(1660 - 1726)
Or che su legno curato. Cantata a voce sola e basso continuo
Alessandro Scarlatti
(1660 - 1726)
La dove a Mergellina bacia la riva il mare. Cantata a voce sola e basso continuo
GIOVANNI BATTISTA PERGOLESI
(17010 -1736)
"Dalla città vicino” Cantata per soprano, archi e continuo

In età moderna la penisola sprona un’industria musicale in cui ai professionisti dell’arte del “suono” si associano letterati e intellettuali in un dialogo proficuo che inaugura una interessante stagione all’insegna della cantata da camera. La forma, di dimensione e articolazione variabile, presenta un ampio spettro di possibilità organizzative, si va dalla performance destinata ad una singola voce con continuo a quella a tre voci con piccolo ensemble. Voci soavissime sono richieste per assolvere al privato esercizio dilettevole in cui non è la potenza ad essere invocata ma la sapienza performativa a tutto tondo in cui le tecniche dello spettacolo sono chiamate in causa con eguale forza affinché l’intrattenimento stimoli gli “oziosi” spettatori. Le città italiche sono tra le più popolose di virtuosi di “voce” e rappresentano una fucina inesauribile di maestranze canore destinate a soddisfare l’esigente mercato; molti cantanti, per professione o per diletto, allenano il loro talento tra faticosi tirocini ed esibizioni in adunanze private. La letteratura musicale in età moderna è costellata da una pletora di pagine dedicate al mito di Partenope e gran parte dei compositori dà il suo tributo alla leggendaria e sfaccettata creatura. Sirena, regina, divinità: sono le identità di Partenope che tra storia, leggenda, mito, attraversa tra Sei e Settecento le scene sacre e profane. Ospite di prologhi serenate e cantate, presso teatri palazzi marine piazze, con il canto echeggia la sua antica natura di fascinatrice pronta però a offrire i suoi servigi, in un contegno altamente edificante e devoto, anche su quelle scene dove non ha altro compito che di sottomettersi fiduciosa e implorante alla somma volontà divina. In più occasioni è interlocutrice privilegiata dei patroni cittadini e in special modo di San Gennaro a cui affida i suoi affanni e le sue speranze, sicura di un patronato altissimo e munifico. La letteratura su Napoli, aveva trovato notevole vigore, tra sedicesimo e diciassettesimo secolo, con eruditissime dissertazioni sulla nascita della città: il ricorso a disparate fonti antiche per stabilire il primato della fondazione aveva innescato un processo di puntuali ricognizioni finalizzate a smantellare il mito arcaico della sirena a vantaggio della più “credibile” figura regale, accantonando, seppur documentandole, tutte le altre varianti possibili. Alessandro Scarlatti, Giovanni Battista Pergolesi e Francesco Mancini, non rinunciano nel corso della loro carriera a intonare composizioni dedicate alla sirena/regina Partenope proiettando l’immagine della capitale in un’aura mitica e musicalissima destinata a restare cifra adamantina e inscalfibile per secolo.
Paologiovanni Maione