Talenti Vulcanici, news

Il discorso a quattro voci
Chiesa di San Rocco a Chiaia, ore 19.30

Quartetto Alla Maniera Italiana
Giacomo Coletti violino I
Diego Castelli violino II
Luca Moretti viola
Anna Camporini violoncello

Programma
Quando nasce il quartetto d’archi? Da dove ha origine il suo equilibrio?
Breve viaggio dal convivio rinascimentale di strumenti allo splendore del quartetto d’archi classico, che ispira ancora oggi i compositori dei nostri giorni

Anonimo (Italia, XVI sec.)
Pavana La Morte della Ragione
Biagio Marini (Brescia, 1594 – Venezia, 1663)
Sinfonia Sesto Tuono
Henry Purcell (Londra, 1659 – ivi, 1695)
Fantasia n. 5, Libro II, Z 736
Johann Sebastian Bach (Eisenach, 1685 – Lipsia, 1750)
Contrappunto 1 dall'Arte della Fuga BWV 1080
Gaetano Latilla (Bari, 1711 – Napoli, 1788)
Andante e Allegro dal Quartetto n. 5
Felice Giardini (Torino, 1716 – Mosca, 1796)
Adagio dal Quartetto n. 4 op. 25
Franz Joseph Haydn (Rohrau, 1732 – Vienna, 1809)
Presto e Adagio dal Quartetto Op. I n. 1
Wolfgang Amadeus Mozart (Salisburgo, 1756 – Vienna, 1791)
Rondeau dal Quartetto k 80

Ludwig van Beethoven (Bonn, 1770 – Vienna, 1827)
Allegro ma non tanto dal Quartetto Op. 18 n. 4
Felix Mendelsshon (Amburgo, 1809 – Lipsia, 1847)
Intermezzo Allegretto con moto dal Quartetto n. 2 Op. 13
Vanni Moretto (Milano, 1967)
La Nobiltà, La Delicatezza, La Tristezza, Il Sospetto, La Paura dalla Suite Degli Umani Affetti

Note di sala
Il nostro breve excursus musicale comincia con un omaggio al Rinascimento ed al ruolo fondamentale che la penisola italica ha nel panorama culturale e artistico europeo.

Il brano di apertura del nostro concerto è una Pavana. Chiamata anche padovana, è una maestosa danza-passeggiata dall'incidere processionale che nasce proprio in territorio padano, ma che viene conosciuta e apprezzata anche in Francia e Spagna, nella quale i nobili e gli aristocratici sfilano per sfoggiare sontuosi abiti e gioielli. Danza cerimoniale per eccellenza, rimane in auge fino al Seicento per poi passare di moda, ma ne ritroviamo sporadici esempi in epoca ottocentesca, come per esempio la composizione per pianoforte “pavane pour une infante défunte” scritta da Maurice Ravel nel 1899.

Nel corso della storia, innovazione, sperimentazione e rimando all'antico convivono e si completano; agli albori della formazione del quartetto la musica strumentale ha ancora le precedenti caratteristiche della musica polifonica, e persino nei titoli delle varie raccolte musicali giunte ai giorni nostri non viene precisata una vera e propria strumentazione, infatti si trova spesso l'indicazione rivolta “ad ogni sorta di strumento”. Uno dei primi compositori che richiede e indica specificamente l'utilizzo del violino è Biagio Marini, grande virtuoso e stimato violinista bresciano, anche se restano ancora rare le composizioni che nascono per veri e propri “consort” ovvero formazioni di strumenti della stessa famiglia. Nella suite seicentesca che abbiamo in programma vorremmo proprio proporre un assaggio di sonorità polifonica da consort d'archi, passando dalla breve Sinfonia di Biagio Marini alla Fantasia per viole di Henry Purcell, dove ogni elemento del quartetto ha uguale importanza timbrica e musicale, e dove la funzione armonica delle singole parti comincia a maturare nello stile fugato così magistralmente espresso dal grande Johann Sebastian Bach.

Dalla metà del '700 il termine Quartetto designa una composizione strumentale per due violini, viola e violoncello, costruita nella forma della Sonata. Questo genere raggiunge la sua perfezione attraverso un progressivo abbandono della pratica del basso continuo affidata a strumenti a tastiera e a pizzico, con la conseguente autonomia degli archi. Dal punto di vista formale notiamo il passaggio dalle varie danze della Suite alla limitazione a tre o quattro movimenti soltanto, con la sostituzione ritmicamente più indicativa di Allegro, Andante, Vivace, Presto.

Tra gli sperimentatori che hanno composto i primi quartetti per archi vogliamo dare un piccolo spazio agli italiani Gaetano Latilla e Felice Giardini. Latilla nasce a Bari nel 1711, è cantore della cattedrale di Bari e allievo di Nicola Calatrava, maestro di cappella a sua volta allievo del conservatorio napoletano della Pietà de' Turchini. Studia a Napoli presso il Conservatorio di Sant’Onofrio dal 1726; la sua carriera musicale lo vede attivo sia come cantante che come compositore di opere comiche e serie, che vengono ben accolte nei principali teatri italiani. E’ soprattutto nelle sua cariche di maestro di coro dell'ospedale della Pietà a Venezia del 1753 e di vicemaestro della Cappella ducale di S. Marco del 1762 (allora diretta da Baldassarre Galuppi) che Latilla ha modo di dimostrare la sua abilità e cura nello scegliere e formare gli interpreti vocali delle sue composizioni. Preziosa è la sua collaborazione con Carlo Goldoni, e grazie all’incontro con il musicofilo viaggiatore inglese Charles Burney, nel 1770 vengono pubblicati nella capitale inglese i suoi Sei Quartetti, che risultano tra i primi riusciti esperimenti di un genere destinato in pochi anni a conoscere la diffusione e fama nel panorama europeo.
Il torinese Felice Giardini invece, dimostra fin da subito oltre alle abilità canore un grande talento come violinista. Si forma con Giovanni Battista Somis, illustre allievi di Arcangelo Corelli, ed ha ben presto modo di essere molto apprezzato come violinista solista esibendosi nelle maggiori corti europee, da Berlino, alla Francia, all'Inghilterra. A Londra partecipa attivamente alle produzioni dell'Opera Italiana al teatro reale sia da impresario che da virtuoso e prende parte ai prestigiosi concerti Bach-Abel talvolta anche come violista. Molto richiesto come insegnante e direttore d'orchestra diviene direttore del King's Theatre per alcune Stagioni. Giardini è anche compositore prolifico: scrive musica per quasi tutti i generi in voga nella sua epoca, con particolare predilezione per l’opera e per la musica da camera strumentale, nella quale combina il cosiddetto stile galante con gli elementi tipici del medio classicismo di J. C. Bach, degli Stamitz e della scuola di Mannheim. Come abilissimo suonatore di strumenti ad arco, nelle composizioni dedicate a questa famiglia crea un impasto sonoro di grande pregio, come possiamo ascoltare nell’Adagio dal Quartetto Op.25 n.4. 

Il panorama italico ed europeo in generale è costellato di compositori che nel corso del XVIII secolo scrivono raccolte di quartetti d’archi e grazie alla loro sperimentazione codificano alcune caratteristiche di stile e di forma che rimarranno anche nei secoli successivi. Negli anni ’60 Luigi Boccherini, compositore e violoncellista lucchese autore anch’egli di numerose raccolte di quartetti, fonda insieme ai violinisti P. Nardini e F. Manfredi ed al violista G. G. Cambini il primo quartetto d’archi stabile che si conosca, e vogliamo citarlo come testimonianza di una sempre crescente attenzione nei confronti di questa nuova formazione, unica nel suo genere. 

Nel passaggio da passatempo musicale per pochi eletti a genere musicale affermato che raggiunge il grande pubblico, obbligato è il riferimento a tre grandi musicisti che gravitano intorno a Vienna: Haydn, Mozart e Beethoven. All’interno della loro prolifica e pregiata produzione di quartetti, distribuita in un arco temporale di circa ottant’anni, vengono raggiunti vertici compositivi ed inventivi fino ad allora inesplorati, e che rimarranno punti di riferimento imprescindibili per i compositori a venire. Come Latilla e Giardini, anche F. J. Haydn comincia la sua carriera di musicista come cantore, e ben presto la sua versatilità musicale lo porta ad intraprendere anche lo studio del violino, del clavicembalo e della composizione. Attivo dunque sia come polistrumentista che come compositore all’età di 29 anni comincia il suo lungo servizio presso la corte degli Esterhazy, alternato a soggiorni a Vienna ed a Londra, e le sue composizioni cameristiche e sinfoniche raggiungono ben presto ampissima fama. All’interno della sua produzione, grandissima importanza hanno i quartetti per archi: ne compone 83, in un arco temporale di circa cinquant’anni.

Nel concerto vi proponiamo due Movimenti dal suo primo quartetto, composto all’età di circa 25 anni.W. A. Mozart invece di anni ne ha 14 quando scrive il suo primo Quartetto, catalogato come K 80 e chiamato “Quartetto di Lodi” perché composto durante una breve sosta in questa città sulla via per Milano. Il Rondeau che vi presentiamo ne è il Movimento conclusivo, unico del K 80 ad essere stato composto qualche anno dopo e su suolo germanico, e racchiude in sé giocosità e chiaroscuri che contraddistingueranno lo stile mozartiano anche negli altri quartetti giovanili. Insieme ai Viennesi ed ai Prussiani, passando per i celebri sei dedicati al maestro Haydn perché sia loro “Padre, Guida, ed Amico!” costituiscono un corpus di 23 quartetti composti dal marzo 1770 al giugno 1790 e testimoniano il rapporto speciale che Mozart ha per questo genere appena nato eppure già così diffuso. 

Nell’ambito della sua professione musicale, L. van Beethoven nasce pianista, come tale viene in gioventù molto apprezzato ed i suoi primi lavori sono per lo più scritti per lo strumento a tastiera. Nell’ultimo decennio del ‘700 il suo interesse comincia a volgersi verso altri generi, come la Sinfonia, il Concerto ed il Quartetto d’archi. Risale infatti a questo periodo la sua prima raccolta dei Sei Quartetti Op. 18, seguita dalla raccolta centrale dei tre Quartetti Op. 59, ricchi di colore quasi già romantico ma tradizionali nella forma. Gli ultimi cinque Quartetti, a cui si aggiunge la Grande Fuga, scritti fra il 1822 e il 1826, rappresentano il momento di altezza suprema nell’arte compositiva beethoveniana.
Con l’Allegro ma non tanto dal Quartetto Op. 18 n. 4 di Beethoven siamo nel 1800: il secolo XIX ci racconta una storia densa e complessa, che affonda le proprie radici nella ragione illuministica ma che ben presto si fa travolgere dall’impeto romantico della novità e dallo struggimento che essa reca con sé. Ci è sembrato significativo a tal proposito inserire in questo punto del nostro programma l’Intermezzo. Allegretto con moto dal Quartetto Op. 13 n. 2 di F. Mendelsshon. Composto nel 1827, anno della morte di Beethoven, sembra utilizzare in parte ancora un linguaggio classico, ma riempito di un lirismo nuovo. La stesura dei sei quartetti per archi mendelsshoniani attraversa tutti gli anni della sua produzione artistica ed è per noi testimonianza di come l’arte del contrappunto bachiano ed il modello beethoveniano possano qui convergere ed essere rivisitati in una inedita e fluida fantasia melodica.

Concludiamo questo breve e simbolico viaggio quartettistico con un omaggio alla musica dei giorni nostri: consapevoli del grande salto cronologico, storico, culturale ed artistico che stiamo per compiere vi proponiamo l’ascolto di cinque Ostinati del direttore d’orchestra, violonista e compositore milanese Vanni Moretto. Una Suite che racconta in musica gli stati d’animo dell’uomo di oggi ma anche di ieri, che da sempre spaventano ed insieme incuriosiscono, e sono perciò fonte inesauribile di ispirazione per ogni forma di creazione poetica ed artistica.
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Il concerto rientra nel ciclo
Costellazione Talenti

Biglietto unico € 5 | Prevendita
https://www.azzurroservice.net/biglietti/il-discorso-a-quattro-voci/#.YK93S6gzaUk

Prenotazione obbligatoria scrivendo a info@talentivulcanici.it
www.talentivulcanici.it | info@talentivulcanici.it
tel. 081 7647400

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Il concerto si inserisce quest’anno nella programmazione de La Campania è Teatro, Danza e Musica, progetto promosso da ARTEC/ Sistema MED in collaborazione con SCABEC - Società Campana Beni Culturali e Fondazione Campania dei Festival