Talenti Vulcanici, news

(S)baroccando
Chiesa di Santa Caterina da Siena, ore 19.30

Un ponte fra i secoli dove l’impossibile diventa possibile

Enrico Pieranunzi pianoforte
Stefano Demicheli clavicembalo

in coproduzione con Festival Barocco Alessandro Stradella


Programma
Fantasia intorno a Johann Sebastian Bach

Johann Sebastian Bach (1685-1759)
Ciaccona dalla Partita n. 2 in re minore BWV 1004
(trascrizione per clavicembalo di Stefano Demicheli)

Enrico Pieranunzi (1949)
The Kingdom (where nobody dies)
Arrangiamento per pianoforte e clavicembalo                                                    - prima esecuzione assoluta - 

Alessandro Scarlatti (1660-1725)
Partite sopra l’aria della Folia dalla Toccata per cembalo d'ottava stesa (1723)

Enrico Pieranunzi (1949)                                                                                    El juego y la vision - Fantasia barocca
Arrangiamento per pianoforte e clavicembalo
                                                     - prima esecuzione assoluta -

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Note di sala
(S)baroccando è un nuovo progetto che intende gettare un ponte fra i secoli. Un ponte, potremmo dire tanto per (s)baroccare un po’, in forma di …tastiera. L’idea è infatti quella di far dialogare due strumenti che, pur se apparentemente simili, si differenziano notevolmente per la modalità di produzione del suono. Il clavicembalo lo ottiene pizzicando le corde con una sonorità che lo rende simile alla più popolare chitarra mentre il pianoforte le percuote, integrando così la grande innovazione della possibilità dinamica con il ‘piano e il forte’. Corde e tastiera in comune quindi, ma suono completamente diverso. Da cosa nasce allora l’ingannevole apparenza del loro essere simili? Paradossalmente dalla loro storia, che sembra effettivamente configurare due fasi di uno stesso itinerario. La letteratura del pianoforte inizia infatti nel momento in cui si conclude quella del clavicembalo ed è in questo passaggio che si annida l’illusione di una discendenza diretta, di una evoluzione da. La realtà è che il pianoforte è una deviazione da ed ha origini ben più antiche del cugino a corde pizzicate. Deriva infatti dal clavicordo, che nasce e si sviluppa in tempi non sospetti. Come tutti i travasi storici il passaggio dal clavicembalo al pianoforte è avvenuto con gradualità. Pare che Johann Sebastian Bach abbia conosciuto e apprezzato i primi strumenti di Silberman che però avevano necessità di migliorìe meccaniche e che Il piccolo Mozart suonasse entrambi gli strumenti, componendo le sue opere giovanili per il cembalo. E’ proprio dopo Mozart che il passaggio al pianoforte ha una potente accelerazione. A partire dall’inizio del XIX secolo infatti questo strumento comincia ad avere la fortuna che tutti conosciamo e il clavicembalo cade in un lungo oblìo. Sarà il post neoclassicismo novecentesco con il suo rinnovato interesse verso l’antichità ad accorgersi nuovamente di quel gentile strumento da tempo abbandonato in polverose soffitte e a restituirgli la sua identità.

E qui nasce l’altro “falso mito”: una volta (ri)scoperti diversi infatti i due strumenti cominciano ad essere considerati inconciliabili.
E’ dal rifiuto di questo cliché che nasce (S)baroccando e il suo tentativo di tentare l’impossibile: dimostrare cioè che questo “falso mito” è appunto…falso. Come? Facendo scelte di repertorio sorprendenti al centro delle quali c’è naturalmente l’improvvisazione, insieme ad altre procedure ed approcci che, comuni al tempo del barocco, sono adottate anche in ambito jazzistico. Il tutto per una sorta di “incontro del terzo tipo” in cui avrete modo di ascoltare, per esempio, una versione trascritta della celebre Ciaccona per violino a cura dello stesso interprete in pieno spirito barocco (anche Bach lo faceva, rielaborando se stesso e compositori italiani a lui coevi).
Non solo improvvisazione quindi, ma anche trascrizione, citazione e, soprattutto, sperimentazione. Come nel brano di Pieranunzi “The kingdom (where nobody dies)” - qui eseguito in prima assoluta - oggetto di un nuovo originale allestimento approntato per l’occasione, che vede il cembalo parlare con un linguaggio non a lui omologato.

Un progetto che sembra trovare la sua perfetta, sintetica descrizione nelle parole scritte da Paul Klee nel 1920: “L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è”.

Buon viaggio!

Enrico Pieranunzi
Stefano Demicheli
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Enrico Pieranunzi
Pianista, compositore, arrangiatore Pieranunzi è tra i più noti ed apprezzati protagonisti della scena jazzistica internazionale. Ha registrato più di 70 CD a suo nome spaziando dal piano solo al quintetto e collaborando, in concerto o in studio d’incisione, con Chet Baker, Lee Konitz, Paul Motian, Charlie Haden, Chris Potter, Marc Johnson, Joey Baron. Si è esibito, oltre che sui palcoscenici dei principali paesi europei, in Sud America, Giappone, e, numerose volte, negli Stati Uniti. E’ l’unico musicista italiano ad aver suonato più volte e ad aver registrato a suo nome nello storico “Village Vanguard” di New York. Tra i numerosi riconoscimenti per la sua attività musicale le tre affermazioni (1989, 2003, 2008) come miglior musicista italiano nell’annuale referendum “Top Jazz” della rivista “Musica Jazz”, il “Django d’Or” francese (1997) come miglior musicista europeo, l’Echo Award 2014 in Germania come “Best International Piano Player” e il premio “Una vita per il jazz” assegnatogli ancora nel 2014 dalla rivista Musica Jazz. Parecchie sue composizioni sono diventate veri e propri standard suonati e registrati da musicisti di tutto il mondo. Tra queste “Night Bird”, “Don’t forget the poet”, “Les Amants”, “Fellini’s Waltz”, “Je ne sais quoi”, “Trasnoche”, “Coralie”. Alcune di esse sono state pubblicate nei prestigiosi “New Real Book” statunitensi. Nel 2009 il musicologo e giornalista francese Ludovic Florin ha presentato alla Sorbona come sua tesi di Dottorato un ampio scritto dedicato al linguaggio musicale del pianista italiano dal titolo: "Par-delà les clivages ou l’harmonie des contraires: une approche de la musique d’Enrico Pieranunzi”. 

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Stefano Demicheli
È il direttore musicale di Talenti Vulcanici fin dalla sua nascita. Allievo di Ottavio Dantone, fin dagli anni in cui era ancora studente inizia con lui uno stretto rapporto che lo porta ben presto a collaborare con Accademia Bizantina. Ha fondato Dolce & Tempesta nel 2004 ed è stato direttore dell'Academia 1750, invitato come artista residente per molti anni al Festival de Músiques de Torroella de Montgri (Barcellona).
È stato invitato ad esibirsi con molti ensemble in tutta Europa, USA e Canada, tra cui Giardino Armonico, Freiburger Barockorchester, Concerto Köln e Tafel Musik. Per molti anni è stato assistente di René Jacobs.
Ha registrato decine di dischi per diverse case discografiche ed è stato ospite di numerose trasmissioni televisive per vari canali Rai. Nel 2018 Decca UK ha pubblicato una registrazione de L’Arte della Fuga di J.S. Bach, dove appare come solista. Come insegnante tiene regolarmente corsi di perfezionamento in tutto il mondo, tra cui il Conservatorio McGill di Montreal e per molti anni presso i Corsi di Musica Antica di Urbino.

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Biglietto unico € 5 | Prevendite disponibili
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Prenotazione obbligatoria scrivendo a info@talentivulcanici.it
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tel. 081 7647400 - 329 3836189