La felicità de’ popoli
Auditorium Oscar Niemeyer di Ravello h. 19.00

Filippo Morace – basso
Anna Carbonera - soprano
Mauro Squillant
e – mandolino e direzione

Ensemble “Talenti Vulcanici” della Pietà de’ Turchini  

Serenate, arie e canzoni nella commedia peì mmuseca
Musiche di Niccolò Piccinni, Rinaldo Di Capua, Domenico Cimarosa, Domenico Gaudioso, Vicente Martìn y Soler, Giovanni Paisiello


 Il progetto, parte del programma della prima edizione del Festival Internazionale di Musica Antica “Soave sia il vento” ideato dalla Fondazione e promosso dalla Regione,
 ha voluto approfondire quello straordinario fenomeno musicale che fu l’Opera Buffa, quando, facendo tesoro di una pluriennale tradizione teatrale e linguistica, si cominciarono a rappresentare le cosiddette “Commedie pe’ mmusica” in lingua napoletana. Il mandolinista e virtuoso di strumenti a plettro storici Mauro Squillante, ha guidato l’ensemble formato da alcune parti orchestrali dei Talenti Vulcanici, per accompagnare le voci di Filippo Morace e Anna Carbonera.
Il mandolino Nel corso del Settecento, il mandolino era avvertito a Napoli come oggetto fortemente legato all’identità culturale, probabilmente suonato trasversalmente dai vari ceti sociali. Un ruolo preminente lo aveva tra i musicisti da strada, come emerge da una certa iconografia e dalle disparate testimonianze dei viaggiatori. Il quadro Concerto a Posillipo di Pietro Fabris, ad esempio, ritrae Maria Carolina d’Asburgo, sposa di Ferdinando IV di Borbone, nell’atto di eseguire musica con un mandolino. È un gesto dal vago sapore politico: la regina, per accattivarsi le simpatie dei suoi sudditi, si fa ritrarre in un atteggiamento nel quale i napoletani potevano facilmente riconoscersi. Sicuramente lo strumento, il quale godeva già di notevole successo in area meridionale, ma anche in altre regioni d’Europa, ebbe dal gesto della regnante un ulteriore “lancio”, rivelandosi di grande interesse per i gruppi più in vista del tempo. L’aristocrazia e la nascente borghesia si accostò allo strumento con una notevole ricaduta sul mercato musicale mandolinistico. La richiesta dei dilettanti si tradusse in una produzione compositiva copiosa, definendo così una scuola capeggiata da virtuosi vezzeggiati dalle corti e dalle famiglie nobili di tutt’Europa.