“Tessere da una commedeja pe’ mmuseca" - La festa di Bacco di Leonardo Vinci (Napoli, 1722)
Museo Aragona Pignatelli Cortes - h. 20.00

Giuseppina Bridelli mezzosoprano
Filippo Morace – basso
 

Ensemble “Talenti Vulcanici” della Pietà de’ Turchini
 

Ideazione del progetto Paologiovanni Maione
Drammaturgia Filippo Morace
Revisione delle partiture Giacomo Sances   Costumi di scena Giusi Giustino, Teatro San Carlo

Il magistero di Leonardo Vinci nel genere della commedeja pe musica, ampiamente riconosciuto da una storiografia plurisecolare, è restituito interamente dalla sola partitura de Li zite ngalera. Il catalogo vinciano annovera ben dieci titoli di commedie destinate alle sale teatrali partenopee: di queste rimane solo una memoria frammentaria. Da una raccolta di pagine scelte da La festa de Bacco, custodite in Germania presso la Santini-Bibliothek di Münster, ci si propone di evocare uno spettacolo memorabile del 1722, apparso prima sulle tavole del Fiorentini, poi su quelle del Nuovo sopra Toledo nel 1732 e ripreso a Vasto nel 1723 nel teatro del palazzo del marchese Cesare Michelangelo d’Avalos. Le numerose repliche del titolo sono testimoni del gradimento che lo spettacolo riscosse a suo tempo. La commedeja fu scritta da Francesco Antonio Tullio, il quale legò la sua lunga carriera di librettista al nuovo genere drammatico, divenendo lui stesso l’ideatore dell’aurorale Cilla del 1707 che inaugurò la scrittura delle commedie in musica. Per La festa de Bacco il poeta imbastisce una gustosa azione “arcadica” che ha luogo nelle amene campagne del napoletano durante i riti propiziatori legati alla vendemmia. Le suggestioni del baccanale descritto da Tullio rinviano a una serie di simboli ravvisabili in altre festività cittadine non meno ricche di segni e non sempre di specchiata “spiritualità”. Le irrefrenabili “manie” della Piedigrotta e le “inghirlandate” processioni gennariane fanno capolino nella fitta trama “bacchica”, all’insegna di uno schema amoroso complesso e seriale costruito su coppie “mobili” mosse da irrequieti amori. La partitura del 1722 approntata da Vinci è rielaborata nel ’32 da Leo con interventi tesi ad adattare lo spettacolo alle nuove maestranze impegnate. Nella lettera dedicatoria appaiono assai ambigue le promesse di novità: risultano di Leo solo tre arie, alle quali possono forse esserne aggiunte altre due rintracciabili nel primo atto alle scene tredicesima e diciassettesima, anche se non è da escludere che possano essere brani musicali di repertorio poeticamente travestiti. La mancanza delle partiture non permette di verificare l’effettiva opera di intervento di Leo che di sicuro deve aver modellato le parti per i cantanti scritturati.